mercoledì 29 luglio 2009

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Ricevo questo post in data 28 luglio 2008 e pubblico (i grassetti sono miei, n.d.r.):

Guido da piazzola ha lasciato un nuovo commento sul post "Scheda descrittiva dell'anello fluviale":

Io trovo l'anello poco curato... non come le piste ciclabili del Trentino che potrebbero essere percorse ad occhi chiusi trovando pure per la strada dei servizi come i bicigrill dove addirittura possono darti assistenza meccanica e ristoro.
L'anello fluviale è stata una bellissima invenzione che però è stata abbandonata a se stessa.
Nel primo tratto che da Limena va a Vigodarzere hanno potato le piante per poi lasciare le ramaglie di "robinia" (piena zeppa di spine ) a terra, costringendo i poveri ciclisti della domenica a rappezzare anche 3 volte in 100mt le ruote della propria MtB.
Proseguendo la pista è segnalata malissimo, costringendoti verso Noventa a chiedere ai passanti, senza calcolare che prima stavo andando dritto come un missile nella ciclabile del Muson dei Sassi, che in un punto si intersecano, ma, vallo a sapere che esisteva pure quella. Se non mi veniva un dubbio finivo a Castelfranco. Prima di arrivarci però bisogna passare in alcuni sottopassi dove per fortuna ho fermato la mia ragazza in tempo altrimenti si ammazzava nelle buche provocate dai rigagnoli d'acqua. Ovviamente tutto senza una minima protezione, che sembrerebbe banalissima se ci passassero solamente degli adulti, ma dato che è stata concepita affinché le famiglie portassero i loro bimbi a spasso sarebbe meglio mettere delle protezioni quando tra terra e acqua la distanza è minima. Sottopassi che non sono molto piacevoli quando li percorri dato che devi schivare le siringhe. E intanto si prosegue continuando a ringraziare Dio di essere partiti con le scorte idriche dato che per la strada non si trova nessuno a meno che non si vada in paese.
Verso la fine quando si ritorna verso Limena, posto dal quale sono partito, mi ritrovo quei stramaledetti alberi pieni di spine che mi lasciano a terra questa volta con tutte e due le ruote, dico, 1cm di spina grossa un'unghia mica uno spillino.
Morale della favola....
Bisognerebbe che queste opere venissero fatte con il cuore, con amore verso i cittadini, per una città più sana e pulita.
Non per accaparrarsi dei voti durante le elezioni e basta.

Grazie Guido da Piazzola delle tue osservazioni, certo poco lusinghiere.
Premettendo che questo mio blog non è istituzionale ma nasce solo dalla passione di un privato cittadino amante della bici che abita lungo il percorso in oggetto, confesso che è da alcuni mesi che non percorro tutto il ciclo-anello, frequentandone solo il percorso sud, sud-ovest (tratti E-F-A-B). In genere questi tratti sono molto più curati.
Ho inoltrato le tue osservazioni all' ufficio.biciclette@comune.padova.it che in passato mi ha sempre risposto con cortesia quando ho dovuto constatare anche io dei disservizi o delle situazioni pericolose: vedremo se vorranno farsi vivi o provvedere direttamente.
Concordo con te che la segnaletica nei tratti a nord è carente: chi non è di Padova potrebbe confondersi come ti è capitato.
So che anche gli "Amici della bicicletta di Padova" e "Legambiente-PD" avevano segnalato a chi compete disservizi o suggerimenti per migliorare questo percorso che resta pure sempre molto affascinante e ricco di interesse...
... sempre chele forature non guastino la gita! Effettivamente quanto hai raccontato è triste e disdicevole.
Se ne avrò la possibilità cercherò di ripetere l'intero giro tra qualche giorno per vedere se è cambiato qualcosa. Lo spero...
A risentirci.
Andrea

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